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L'ippodromo
Federico Caprilli fu costruito sui terreni di
proprietà Cave Bondi nel 1894 e battezzato
all'epoca Ippodromo d'Ardenza.
La Società Livornese per le Corse
dei Cavalli, dopo una lunga fase di sperimentazione
compiutasi a partire dal 1868 presso il Campo
d'Osservazione, si organizzò per realizzare
anche a Livorno, come accadeva nelle più
importanti città d'Italia, una struttura
confacente e confortevole dove collocare le
corse all'inglese.
Il turf era nato in Inghilterra nei primi
anni del XVIII secolo e cominciò ad affacciarsi
in Italia solo a partire dalla prima metà
dell'Ottocento, promosso in parte dalle comunità
inglesi presenti nel nostro Paese e da un sentimento
filo-britannico che influenzava molto la moda
dell'epoca.
Da un nucleo di veraci e appassionati sostenitori
di queste corse si dette avvio anche a Livorno
alla pratica e all'organizzazione di questo
sport-spettacolo.
(...)
I numerosi stabilimenti balneari che
sorsero in corsa contro il tempo sul litorale
livornese costituirono l'attrazione estiva maggiormente
à la page fino a tutta la prima decade
del nuovo secolo: la città vi fece fronte
favorendo lo sviluppo attorno a questo nucleo
iniziale dei "bagni salmastri" di
mille altre strutture ricettive e di svago.
Spesso l'Ippodromo era una delle tappe ufficiali
incluse nel tour di protocollo ideato dal Comitato
per il movimento dei forestieri (presieduto
per moltissimi anii da Augusto Cave Bondi) in
occasione della visita in città di qualche
personaggio di rilievo.
La cronaca sportiva del tempo ci offre fior
di notizie in questo senso: spessissimo infatti
gli articoli redatti sulle riunioni di corsa
non sono altro che rendiconti noiosissimi pieni
zeppi di nomi, cognomi e soprattutto di titoli
onorifici, quasi tutti acquisiti solo di recente
ma da ricordare comunque con precisione e zelo.
Che l'ippodromo svolgesse quindi un ruolo prevalentemente
mondano é molto chiaro, anche perché
l'altro ruolo - cioé quello "sportivo"
- era strettamente conseguente e subordinato
al primo.
(...)
Di fatto l'Ippodromo di Livorno, con la sua
azzeccatissima dislocazione geografica, rappresentava
un vero e proprio salotto estivo, completamente
immerso nel verde e vicinissimo al mare.
Corrispondente nella sua composizione generale
alle esigenze dello spettacolo per il quale
era nato, alle aspettative di quella fascia
sociale ricca e mondana che vi trovava una superficie
diafana in cui specchiarsi (rigorosissima ad
esempio sugli spalti la separazione del pubblico
in base al censo), l'Ippodromo rispondeva inoltre
a quel bisogno di autocelebrazione cui si accennava
nell'introduzione.
Non a caso la Società che ne organizzava
le giornate era per statuto un ente morale,
senza perciò alcun fine di lucro.
Non per soldi quindi, ma per virtù, si
dette avvio alla Società Livornese per
le Corse dei Cavalli, che raccoglieva "con
perfetta organizazione" (così cominciano
tutti gli articoli della cronaca d'epoca) nel
proprio parco-salotto lo spicchio dorato dell'entourage
agiato cittadino: famiglie come i De Lardarel,
i Mimbelli, Maurogordato, Cave Bondi,
Rodocanacchi sono solo alcuni dei gruppi familiari
che furono protagonisti nella Livorno di fine
XIX secolo; essi appartenevano a comunità
eterogenee in quanto ad origini e provenienza,
e distinte nella tipologia di culto professato.
Con lo spettacolo delle corse queste famiglie
riunite in associazione intesero fornire una
sorta di servizio alla città intera,
all'interno di una struttura dove oltre a divertirsi
era possibile svolgere opportunamente gli onori
di casa ogni qual volta il caso lo avesse reso
necessario.
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